Che caldo che fa: solo Guterres sembra accorgersene

Margherita Venturi

Cara lettrice e caro lettore,

scrivo questo editoriale in una torrida giornata e penso a quanto sta accadendo attorno a noi: guerre combattute a suon di armi e una guerra, quella climatica, che non usa armi, ma causa comunque tante vittime.

Una persona adulta in abito formale parla al podio delle Nazioni Unite durante la Settimana d'Azione per il Clima di Londra con una citazione sul cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

Descrizione generata da AI

Sono due facce della stessa medaglia, perché i combustibili fossili sono alla base sia delle guerre che stanno “infiammando” il mondo (si dice che vogliono esportare la democrazia, ma in realtà vogliono solo accaparrarsi le ultime risorse di petrolio e gas), sia della guerra climatica che sta ugualmente “infiammando” il mondo (ormai è chiaro che il riscaldamento globale si deve fondamentalmente alla grande quantità di CO2 immessa in atmosfera bruciando carbone, petrolio e gas).

Tutto ciò mette in crisi il nostro attuale modello di sviluppo, ma sembra che ad accorgersene sia solo Guterres, l’illuminato segretario generale dell’ONU, che il 23 giugno scorso ha tenuto un bellissimo discorso alla London Climate Action Week. In realtà si potrebbe meglio definire un appello appassionato, tipico del suo stile, di cui mi piace riportare alcune frasi sulle quali dovremmo riflettere tutti, politici compresi.

“… è chiaro che il nostro mondo sta affrontando una «Storia di due crisi». Una crisi climatica che ci spinge verso temperature sempre più elevate e ci avvicina a punti di non ritorno catastrofici. E una crisi energetica che mette a nudo la follia di un mondo dipendente dagli idrocarburi. Queste due crisi gemelle hanno messo ancora una volta a nudo i limiti di un modello di sviluppo ormai superato.

Un modello alimentato dai combustibili fossili – in cui un singolo conflitto può sconvolgere l’approvvigionamento energetico globale e un singolo punto di strozzatura può far impennare i prezzi.

Un modello che tratta la natura come una risorsa illimitata – da consumare senza conseguenze.

Un modello che ha creato un’enorme ricchezza – ma ha anche aggravato le disuguaglianze e alimentato l’insicurezza.

Un modello in cui chi ha contribuito meno a causare queste crisi paga il prezzo più alto.

La lezione è chiara: questo modello non ha futuro.

La comunità internazionale ne ha riconosciuto i limiti quando ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il mondo non può tornare indietro.

Non possiamo più puntare su un sistema basato sui combustibili fossili che sta alimentando sia la crisi climatica che quella energetica.

Ciò di cui abbiamo bisogno, con urgenza, è la volontà di attuare pienamente gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Per conciliare la prosperità con la resilienza. La crescita con la sostenibilità. E le opportunità con la giustizia.

La buona notizia è che – a differenza di ogni crisi energetica del passato – ora abbiamo una via d’uscita chiara. Una via d’uscita pulita.

Le energie rinnovabili sono la fonte di nuova energia elettrica più economica, più veloce e più scalabile nella maggior parte del mondo.

Ogni unità di energia che un paese produce per sé è un’unità in meno che deve acquistare da un mercato che non può controllare, attraverso una rotta che non può proteggere e a un prezzo determinato da eventi che non ha scelto. Non ci sono embarghi sulla luce del Sole né blocchi sul vento.”

E qui mi è venuta in mente la questione dello stretto di Hormuz con tutte le notizie altalenanti che ci arrivano: oggi le navi passano, domani forse no; le borse del mercato energetico, fra questi sì e no, si “innervosiscono” (frase tipica dei telegiornali); ieri ci hanno detto che le nostre vacanze nei paradisi tropicali sono a rischio, perché senza carburante gli aerei non possono partire, e oggi hanno annunciato che l’emergenza è rientrata, ma fino a quando?

Sono cose tutte, o quasi tutte, importantissime, lo capisco benissimo, però, se ci fossimo affidati a uno sviluppo meno dipendente dai combustibili fossili, vedremmo la situazione con altri occhi; se avessimo adottato uno stile di vita meno consumistico, non penseremmo a vacanze oltreoceano, viste come la nostra massima aspirazione.

Sconsolatamente devo dire che il periodo dell’Austerity degli anni Settanta del secolo scorso non ci ha proprio insegnato nulla!

Un altro punto molto interessante del discorso/appello di Guterres riguarda l’Intelligenza Artificiale di cui tanto si parla ultimamente.

“L’intelligenza Artificiale può accelerare le soluzioni climatiche.

Può aiutare a curare le malattie, trasformare l’istruzione e consentire all’umanità di affrontare sfide un tempo ritenute fuori dalla nostra portata. Dobbiamo sfruttare quel potenziale.

Ma l’intelligenza artificiale ha anche un grande fabbisogno di terra, acqua ed energia.

I data center che la supportano consumano già più elettricità della maggior parte delle nazioni. …

Nonostante queste evidenti preoccupazioni, le comunità sono spesso all’oscuro dell’impatto ambientale delle infrastrutture che sorgono intorno a loro.

Per questo oggi propongo l’Iniziativa per la trasparenza ambientale nell’IA. Chiedo a tutte le principali aziende del settore dell’IA di misurare e rendere pubblico l’impatto ambientale complessivo dei propri sistemi – impronta di carbonio, idrica e territoriale – e di impegnarsi ad alimentare ogni data center con energia rinnovabile entro il 2030.

Basta con i costi nascosti. Basta scaricare l’onere su chi è meno in grado di sopportarlo. È ora di fare chiarezza. Se l’IA deve contribuire a costruire un futuro migliore, deve essere onesta su quanto ci costa oggi.”

Guterres ha avuto anche parole lusinghiere per la scienza che, da persona che ha sempre lavorato in ambito scientifico, ho apprezzato moltissimo.

“La scienza ha dato all’umanità la capacità di comprendere i rischi prima che la catastrofe si abbatta su di noi. Eppure, la disinformazione si sta diffondendo – deliberatamente – per ritardare l’azione per il clima, consolidare interessi acquisiti e minare la fiducia.

Dobbiamo agire per proteggere l’indipendenza scientifica; rafforzare la fiducia nelle prove scientifiche e nelle istituzioni; … garantire a tutti l’accesso a informazioni affidabili, credibili e basate sulla scienza.

Le Nazioni Unite hanno lanciato l’Iniziativa Globale per l’Integrità dell’Informazione sui Cambiamenti Climatici proprio per contribuire a questo obiettivo.

I fatti contano. La scienza conta. L’integrità dell’informazione conta.”

Il discorso/appello di Guterres meriterebbe di essere riportato interamente, ma per ragioni di spazio aggiungo, a quanto già citato, solo la sua conclusione che, pur aprendo alla speranza, ci inchioda alle nostre responsabilità.

“Per l’agenda climatica, questo è davvero il migliore dei tempi e il peggiore dei tempi.

Il peggiore – perché gli impatti climatici si stanno intensificando, i punti di non ritorno incombono e la crisi energetica ha messo a nudo i profondi rischi della dipendenza dai combustibili fossili.

Ma anche il migliore – perché la rivoluzione delle energie rinnovabili è ben avviata. Una rivoluzione fatta di energia pulita, elettrificazione, costi in calo, ambizioni in crescita – e immense opportunità.

Una rivoluzione in grado di liberare i paesi dalla volatilità dei mercati dei combustibili fossili, ampliare l’accesso all’energia, rafforzare la sicurezza, creare posti di lavoro, purificare l’aria, ripristinare gli ecosistemi e rendere raggiungibile un futuro più sicuro.

Abbiamo l’enorme opportunità – e la responsabilità – di trasformare questa «Storia di due crisi» in un’unica storia di determinazione, equità e progresso condiviso. Possiamo finalmente voltare pagina sui combustibili fossili e scrivere un futuro alimentato dalle energie rinnovabili e radicato nella giustizia climatica. Questo è il nostro momento di scelta. Il nostro momento della verità. Il nostro momento di opportunità. Cogliamo questa occasione.”

Dopo i problemi che affliggono il nostro mondo, passiamo ora a qualcosa di più “leggero” e, cioè, a questo numero del CnS, in cui puoi trovare molti spunti per il ritorno a scuola.

Gli argomenti sono diversi e tutti molto interessanti: da una riflessione su come gli studenti affrontano (e spesso sbagliano) i calcoli stechiometrici alla chimica “insolita” che avviene nelle stelle, da modi nuovi di fare didattica e divulgazione in ambito chimico all’analisi e alla storia di antiche apparecchiature scientifiche, come efficaci strumenti didattici. E poi, ancora, un contributo ci spiega come e perché si è passati dal peso atomico al numero atomico per ordinare gli elementi chimici e un altro ci racconta i tanti volti dell’arsenico. A tutto ciò si aggiungono due News che chiudono il numero, una che riguarda una tecnologia d’avanguardia applicata ai beni culturali e l’altra che, invece, ricorda un grave incidente avvenuto 50 anni fa.

Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Prima di salutarti e augurarti, come al solito, buona lettura, ci tengo a ricordare una persona molto importante per me e per la nostra rivista che ci ha lasciato da poco, Claudio Tubertini della CLUEB, che rimarrà sempre nel mio cuore; sono sicura che, da lassù, continuerà a seguire con il suo sorriso bonario tutte le mie paranoie e le mie continue richieste durante la correzione delle bozze.

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