Recensione del libro Radici siciliane - La corda ingenua di sei grandi personaggi tra storia e immaginazione di Francesco Giuliano

Enzo Bonacci1

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Lo scrittore Francesco Giuliano ci guida in un’escursione metatemporale nella sua vivida Trinacria, disvelando un esaedro di “spiriti magni” legati da un’ipotetica “corda ingenua” «affrancata dai pregiudizi, dai condizionamenti e dalle intimidazioni»: Empedocle, Gorgia, Archimede, Diodoro Siculo, Stanislao Cannizzaro ed Ettore Majorana. Questo libro, infatti, «nasce con l’intento di far conoscere al grande pubblico la vita, in parte documentata e in parte immaginata, e il pensiero di sei grandi personaggi siciliani che hanno cambiato il corso della storia, mantenendo in carattere originario del popolo autoctono, quello dei Sicani». Il Prof. Giuliano è interessato alle «esperienze fisiche e intellettuali che ne hanno modellato l’originale e profondo estro» nella convinzione che «quello che hanno pensato, compiuto e prodotto non è sicuramente scaturito per caso, ma è stato generato da un substrato costituito dal contributo armonico di tanti elementi formativi e dalla relativa apertura mentale orientata, in ogni caso, alla continua ricerca della verità». Stimato ex docente di Chimica e Tecnologie Chimiche presso le scuole superiori di Latina (Lazio) e di Didattica della Chimica alla SSIS dell’Università RomaTre, l’autore offre notevoli spunti di riflessione ai lettori de “La Chimica nella Scuola”.

La prima osservazione verte sullo stigma che l’alunno eccellente riceve dai propri compagni di classe, venendo etichettato come strambo e spesso crudelmente deriso. il Prof. Giuliano invita a tramutare questo atteggiamento di sterile invidia in sana ammirazione verso l’impegno e il talento, come primo passo per edificare una società migliore. Inevitabilmente “strambi” furono giudicati il filosofo presocratico Empedocle di Agrakas (V secolo a.C.) e il fisico Ettore Majorana di Catania (XX secolo), accumunati da una fine misteriosa. Del primo, antesignano di concetti scientifici «tra cui, oltre alla conservazione della materia […] anche la proprietà delle sostanze nota con il termine solubilità», la leggenda narra che si gettò nell’Etna per «dimostrare la sua onestà intellettuale» ai concittadini che lo denigravano. Del secondo, che Enrico Fermi riteneva alla pari di Galileo e Newton per intelligenza, non si conosce il destino dopo che, imbarcatosi a Palermo il 27 marzo 1938, non mise mai piede a Napoli. L’autore azzarda l’ipotesi che Majorana «avrebbe deciso di farla finita o scomparire per sempre» dopo la dolorosa constatazione del netto prevalere, nella sua amata terra, della “sicilitudine”, connotata da «violenza, pessimismo, fatalismo», sulla “sicanitudine”, «corrispondente alla creatività, all’impegno produttivo e al pacifismo».

La seconda osservazione riguarda la “Terza Cultura”, di cui il Prof. Giuliano è fautore a livello nazionale, che propugna la rimozione delle paratie stagne tra cultura scientifica e cultura umanistica. L’autore ritiene dannosa quell’esasperata specializzazione disciplinare che costringe i ricercatori ad analizzare i fenomeni solo attraverso chiavi di lettura convenzionali, entro schemi di ragionamento preconfezionati. Il modello cui tendere è senz’altro Archimede di Syrakousai (III secolo a.C.), il πολυμαθής per antonomasia raffigurato sulla prestigiosa Medaglia Fields per la Matematica. Applicare modelli apparentemente avulsi dal nostro contesto d’indagine è un esercizio intellettuale nel quale gli antichi greci erano versati e che, nella modernità, ha condotto a progressi insperati come, ad esempio, la scoperta della struttura ciclica del benzene, intuita da Friedrich A. Kekulé dopo la visione onirica dell’uroboro alchemico. Apprezzato e sostenuto proprio da Kekulè fu Stanislao Cannizzaro di Palermo (XIX-XX secolo) il quale, durante il Primo Congresso Internazionale della Chimica a Karlsruhe (1860), «ebbe un largo riconoscimento per aver fatto comprendere la fondatezza del principio di Avogadro, spiegando la differenza tra atomo e molecola, ed esponendo in modo convincente il criterio di determinazione dei pesi molecolari e atomici».

La terza osservazione verte sulla necessità di una informazione libera, equilibrata ed esaustiva sia in ambito giornalistico sia in campo storiografico. Figura emblematica è Diodoro Siculo di Agyrium (I secolo a.C.) che scrisse «una vera opera enciclopedica, la Bibliotheca historica, un grandioso excursus universale sul cammino dell’umanità» perché «secondo la sua convinzione etica, la Storia custodisce le virtù degli uomini illustri, testimonia la malvagità delle persone ignobili, ma apporta benefici all’intero genere umano se la si conosce». Il Prof. Giuliano nota un parallelismo tra la nostra epoca e la Grecia del V secolo avanti Cristo in cui comparvero sulla scena i Sofisti, latori di uno scetticismo antidogmatico e di un relativismo etico di sconvolgente attualità. L’autore rievoca, perciò, uno dei migliori oratori di tutti i tempi, Gorgia di Leontinoi (V-IV secolo a.C.), esaminando minuziosamente la cornice geo-storica in cui il filosofo visse e «morì avendo superato abbondantemente i cento anni senza aver mai smesso di studiare e di lavorare».

L’ultima osservazione è una considerazione intima del sottoscritto che condivide con l’autore le medesime “radici siciliane”, per via di un’avita nobiltà civica lercarese. Il Prof. Giuliano mi ha donato un’autentica chiave di accesso alla storia, alla mitologia, all’orografia, alla mentalità, al costume, all’artigianato, alla cucina e persino alla botanica di una regione «stupenda e piena di contrasti».


  1. 1 Enzo Bonacci è ingegnere chimico, docente di matematica e fisica nella Scuola Secondaria Superiore; ha ricevuto il Premio “Immagine Latina” per le Scienze 2009, il Premio “Magna Grecia” per le Scienze 2012 e 2018 e il Premio “Le Figure del Pensiero” per le Pratiche Filosofiche 2025